
Museo · Insediamento dal VII sec. a.C. al 1220; museo aperto nel 1970
Museo e antico sito di Afrasiab
L’altopiano erboso a nord della città vecchia è l’antica Samarcanda stessa, abbandonata dopo i Mongoli. Il suo museo custodisce la Pittura degli Ambasciatori, capolavoro sogdiano del VII secolo e uno dei grandi tesori superstiti della Via della Seta.
Il luogo
Le colline ondulate e spoglie a nord dello Shah-i-Zinda non sono naturali. Sono Afrasiab, il sito di Samarcanda per circa duemila anni, prima che i Mongoli la distruggessero nel 1220. Qui sorgeva Maracanda, la capitale sogdiana conquistata da Alessandro Magno nel 329 a.C.; la città dei re sogdiani; la città sotto dominio arabo dall’VIII secolo; e la prospera città samanide e karakhanide le cui ceramiche smaltate venivano esportate in tutto il mondo islamico. Dopo la conquista mongola la città fu ricostruita più a sud, e Afrasiab rimase un campo di tumuli esteso per oltre due chilometri quadrati.
La Pittura degli Ambasciatori
Nel 1965 gli operai che tracciavano una strada attraverso il sito si imbatterono nei resti di una sala di palazzo dalle pareti interamente dipinte. Datati intorno agli anni 660, i dipinti furono realizzati per Varkhuman, re di Samarcanda, e raffigurano il ricevimento di ambascerie straniere: inviati dalla Cina, dalla Corea, dalla steppa turca e dai regni vicini che portano doni, una principessa cinese su una barca, una processione con elefanti e cammelli. Sbiaditi ma ancora leggibili, questi affreschi sono una rara testimonianza diretta del mondo cosmopolita della Via della Seta al suo apogeo. Il Museo di Afrasiab fu costruito attorno a essi e inaugurato nel 1970 per il 2500° anniversario ufficiale di Samarcanda.
Il resto del museo
Sale più piccole ripercorrono la lunga storia della città: ossari sogdiani (urne d’argilla per le ossa dei defunti, secondo la tradizione zoroastriana), monete, ganch (stucco) intagliato da edifici samanidi e le eleganti ceramiche a ingobbio bianco con calligrafia araba che resero famosa la Samarcanda del IX e X secolo.
L’insediamento
All’esterno si può camminare sull’altopiano. Le aree scavate sono modeste e in alcuni punti non recintate, e ciò che resta sono soprattutto terrapieni e tracce di antiche mura, ma il vero motivo è il panorama: dall’alto si vede la Samarcanda moderna a sud, le cupole della Bibi-Khanym e dello Shah-i-Zinda, e il torrente Siab che serpeggia più in basso. Indossate scarpe adatte ed evitate il terreno aperto nella calura estiva di mezzogiorno.
La visita
Abbinate il museo alla Tomba di San Daniele, sul margine settentrionale della collina, e all’Osservatorio di Ulugbek, poco più a est. Una guida fa davvero la differenza davanti agli affreschi, che meritano una spiegazione attenta.
Da non perdere
- La Pittura degli Ambasciatori del VII secolo
- La principessa cinese e la processione degli inviati negli affreschi
- Ossari sogdiani e ceramiche calligrafiche samanidi
- Ganch intagliato da edifici del primo periodo islamico
- Il panorama su Samarcanda dall’altopiano
Galleria




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