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Necropoli di Shah-i-Zinda

Complesso architettonico · XI–XIX secolo (soprattutto 1330–1440)

Necropoli di Shah-i-Zinda

Una stretta via di una ventina di mausolei che risale il pendio di Afrasiab, rivestita delle più raffinate maioliche dell’epoca timuride e raccolta attorno al santuario di Qusam ibn Abbas.

Il luogo

Shah-i-Zinda, “il Re Vivente”, prende il nome da Qusam ibn Abbas, cugino del Profeta Muhammad che, secondo la tradizione, giunse in Sogdiana con le prime truppe arabe nel VII secolo e fu ucciso mentre predicava. La leggenda vuole che non sia morto, ma sia sceso in un pozzo portando con sé la propria testa, e che viva ancora sotto la collina. Il suo santuario in cima alla via fece di questo luogo una delle mete di pellegrinaggio più venerate dell’Asia centrale, e per secoli l’élite timuride volle essere sepolta accanto a lui.

La via delle tombe

Il risultato è una strada di mausolei stretti l’uno accanto all’altro lungo un unico percorso. Si entra da un portale costruito nel 1434–35 sotto Ulugbek, si sale una scalinata e si attraversano tre gruppi di edifici: - Il gruppo inferiore, con il portale e il mausoleo a doppia cupola tradizionalmente legato all’astronomo di Ulugbek, Qazi-zade Rumi. - Il gruppo centrale, cuore del complesso, dove le tombe costruite per le donne della famiglia di Timur si fronteggiano: Shadi Mulk Aka (1372), per la nipote di Timur, e Shirin Bika Aka (1385), per sua sorella. - Il gruppo superiore, attorno al santuario e alla moschea di Qusam ibn Abbas, con la tomba di Tuman Aka, una delle mogli di Timur (1405), e alcune delle facciate più antiche della via.

Perché le maioliche contano

Lo Shah-i-Zinda è di fatto un catalogo a cielo aperto della ceramica centroasiatica del XIV e XV secolo: terracotta intagliata e smaltata, mosaico di tessere tagliate, maiolica dipinta e smalti turchesi e cobalto che conservano la loro intensità dopo seicento anni. Osservate da vicino la facciata di Shadi Mulk Aka, dove la terracotta è intagliata così in profondità da proiettare ombre. Gran parte del complesso fu pesantemente restaurata a metà degli anni Duemila, con un intervento criticato dagli esperti di conservazione, per cui le opere originali più antiche si apprezzano meglio sui pannelli meno ritoccati e negli interni.

Usanze e leggende

È ancora oggi un luogo di pellegrinaggio attivo. La tradizione locale dice di contare i gradini della scalinata principale salendo e scendendo: se i numeri coincidono, i peccati sono perdonati. Nel santuario di Qusam ibn Abbas possono esserci pellegrini in preghiera, quindi parlate a bassa voce e vestitevi in modo sobrio.

Quando venire

Arrivate all’apertura. A metà mattina i gruppi organizzati riempiono la stretta via, e le facciate di maiolica si fotografano meglio con una luce morbida e uniforme, prima che il sole sia alto.

Da non perdere

  • La scalinata dal portale d’ingresso e la leggenda dei gradini da contare
  • La terracotta smaltata e intagliata del mausoleo di Shadi Mulk Aka
  • Le facciate affrontate del gruppo centrale
  • Le volte a muqarnas all’interno degli archi dei portali
  • Il santuario e la moschea di Qusam ibn Abbas
  • La vista sulla via dall’alto del gruppo superiore

Galleria

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